Consacrata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità, giace quieta, l'antichissima Città di Modica che dominata dalle colline di Monserrato, del Pizzo, della Giacanda e dell'Itria, e dalla rupe su cui sorgeva il Castello della potente Contea siciliana si presenta come un anfiteatro naturale che la rende affascinante ed unica nella sua spettacolare conformazione.
In uno alla bellezza paesaggistica molte costruzioni civili e religiose della città rivelano la ricchezza del materiale con cui sono state costruite, la pietra calcarea, tratta dai fianchi delle colline che circondano Modica.
Una di queste colline, quella dell' Itria, presenta alcune magnifiche grotte circondate da ricca vegetazione dalle quali veniva appunto cavata la “Pietra Franco di Modica”.
Queste grotte guardano benignamente le colonne e i capitelli del Duomo di San Giorgio, uno dei più bei capolavori del barocco ibleo, e sembrano rivendicarne la paternità.
Le grotte dell'Itria prima della guerra (1940-45) erano animate dai suoni: dei picconi e delle seghe per tagliare la pietra, dalle mazze per spaccare quei massi biancastri, dai setacci per depurare la sabbia, dai carretti carichi di pietra tirati dai muli che in lunga processione salivano e scendevano dalla collina come in un unico grande concerto della vita; mentre i carrettieri cantavano e cantavano per ingannare il tempo.
Durante la guerra anche i cavatori di pietra e i carrettieri andarono a combattere e le cave dell'Itria tacquero per sempre.
Ora le grotte sognano una nuova primavera di luce, di arte, di amore.

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